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	<title>ambiente Archivi &#8212; SODAI</title>
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	<title>ambiente Archivi &#8212; SODAI</title>
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		<title>Innovazioni nel trattamento delle acque reflue: puntiamo ad essere alla guida della sostenibilità idrica</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 09:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In prima linea nella rivoluzione del trattamento delle acque reflue, collaboriamo tra le diverse aziende del Gruppo Nijhuis Saur Industries, per offrire soluzioni sostenibili e innovative. In Sodai siamo specializzati nello studio, progettazione, realizzazione e gestione altamente specializzata di impianti, per ottimizzare il trattamento delle acque reflue e massimizzare l&#8217;efficienza idrica. Rispondiamo alle normative ambientali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">In prima linea nella rivoluzione del trattamento delle acque reflue, collaboriamo tra le diverse aziende del </span><b>Gruppo Nijhuis Saur Industries</b><span style="font-weight: 400;">, per offrire soluzioni sostenibili e innovative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In </span><b>Sodai </b><span style="font-weight: 400;">siamo specializzati nello studio, progettazione, realizzazione e gestione altamente specializzata di impianti, per ottimizzare il trattamento delle acque reflue e massimizzare l&#8217;efficienza idrica. Rispondiamo alle normative ambientali più rigide a livello globale e ci concentriamo sulla prioritaria tematica del riutilizzo delle acque, dedicandoci alla gestione avanzata delle acque reflue destinate al riutilizzo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie alla competenza consolidata nelle tecnologie di water reuse, Sodai individua soluzioni competitive che </span><b>minimizzano il consumo di acqua di alimentazione e riducono la consegna di rifiuti, adottando strategie volte allo Zero Liquid Discharge</b><span style="font-weight: 400;"> (ZLD).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I trattamenti specializzati, rimuovono specifici contaminanti per soddisfare i più rigorosi parametri ambientali. Alla base dei nostri progetti vi è infatti l’idea di contribuire in modo significativo alla gestione responsabile delle risorse idriche e all&#8217;efficienza ambientale.</span></p>
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		<title>Acqua: una risorsa importante per l’uomo e la natura</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 08:29:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come noto, l’acqua è essenziale per lo sviluppo della vita sulla Terra e per il suo sostentamento. Una preziosa risorsa che fa parte del nostro quotidiano. Possiamo dire che la vita sia subordinata all’accessibilità di acqua. L’acqua è importante per il corpo umano, ne mantiene le funzioni vitali, ossia permette la digestione, l’escrezione, il trasporto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Come noto, l’acqua è essenziale per lo sviluppo della vita sulla Terra e per il suo sostentamento. Una preziosa risorsa che fa parte del nostro quotidiano. Possiamo dire che la vita sia subordinata all’accessibilità di acqua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua è </span><b>importante per il corpo umano</b><span style="font-weight: 400;">, ne mantiene le funzioni vitali, ossia permette la digestione, l’escrezione, il trasporto di sostanze nutritive in tutto il corpo, la respirazione e la termoregolazione. Occorre quindi mantenere un apporto continuo d’acqua al nostro corpo, in quanto questa è la componente principale del nostro organismo. Un uomo adulto di taglia media (70 Kg) ha un peso corporeo composto da circa il 60% di acqua; mentre, l’organismo femminile ne contiene una quantità minore, circa il 50% del peso corporeo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parliamo di un elemento che ha un potere calorico pari a zero e che quindi non incide sul bilancio energetico dell’organismo. L’uomo ha però bisogno di bere acqua, in quanto questa è ricca di sali minerali, sostanze inorganiche che costituiscono circa il 6% del peso corporeo. Le sostanze contenute nell’acqua non danno energia, ma partecipando alle reazioni metaboliche ne consentono la liberazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua svolge un ruolo </span><b>importante anche per l’ambiente</b><span style="font-weight: 400;"> e gli altri esseri viventi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 71% della superficie terrestre è ricoperta da acqua, fondamentale per l’intero ecosistema terrestre e la sua biodiversità: uomo, animali, piante e clima. È il composto che garantisce la vita in natura come dimostrato dal ciclo dell’acqua. Non solo, l’acqua contribuisce a mantenere costante la temperatura degli oceani e degli altri bacini acquiferi di grandi dimensioni, mitigando l’escursione termica lungo le coste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’acqua è un bene che abbiamo il dovere di tutelare, trovando e impiegando metodi innovativi che ne limitino gli sprechi e che consentano il raggiungimento della nostra #MissionWater!</span></p>
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		<title>La desalinizzazione è davvero la soluzione?</title>
		<link>https://www.sodai.com/it/la-desalinizzazione-e-davvero-la-soluzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 13:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È possibile trasformare l’acqua dei nostri mari in acqua potabile grazie ad una tecnologia consolidata e impiegata in diverse parti del mondo: la dissalazione o desalinizzazione, processo che permetterebbe di far fronte alla domanda di acqua potabile. Tuttavia, non mancano discussioni e dubbi sui possibili impatti ambientali di questa procedura. La desalinizzazione è un processo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile <strong>trasformare l’acqua dei nostri mari in acqua</strong> potabile grazie ad una tecnologia consolidata e impiegata in diverse parti del mondo: la dissalazione o <strong>desalinizzazione</strong>, processo che permetterebbe di far fronte alla domanda di acqua potabile. Tuttavia, non mancano discussioni e dubbi sui possibili impatti ambientali di questa procedura.</p>
<p>La desalinizzazione è un processo che permette la <strong>rimozione del sale dalle acque</strong> in modo da ottenere acqua a basso contenuto salino, poi destinata ad uso alimentare o industriale. Ciò è possibile tramite uno strumento chiamato <strong>dissalatore</strong>, che grazie al processo di osmosi inversa libera l’acqua da sali ed impurità.</p>
<p>Con l’aumento della popolazione e la crescente <strong>scarsità d’acqua</strong> è incrementato anche l’uso di questa pratica, considerata un modo per rispondere alle sfide legate ai cambiamenti climatici che hanno evidenti ripercussioni anche sulle risorse idriche.</p>
<p>Oggi, i consumatori maggiori di acqua desalinizzata sono i <strong>Paesi del Medio Oriente</strong>, alcuni dei quali riescono ad avere un consumo di oltre il <strong>50% </strong>di acqua dissalata. Ma anche altri Stati come le <strong>Maldive </strong>e<strong> Malta</strong> sfruttano ampiamente questo sistema.</p>
<p>I problemi legati al processo in oggetto sono relativi ai <strong>costi di implementazione</strong> <strong>e ai consumi energetici </strong>dello stesso. Ci sono poi i dubbi connessi alla produzione di <strong>salamoia tossica</strong>. Inoltre, la desalinizzazione implica <strong>criticità ambientali</strong> che non possono essere trascurate: la prima è correlata alla possibilità di utilizzo di combustibili fossili nel processo che aumenterebbero le quantità di emissioni di CO2; la seconda riguarda lo scarto finale della desalinizzazione che normalmente viene reimmesso nell’oceano, compromettendo l’ecosistema locale.</p>
<p>Questo processo genera quindi <strong>acqua reflua</strong> contaminata, due volte più salina dell’acqua marina. È necessaria perciò un’adeguata diluizione prima di disperderla nell’ambiente, così da tutelare gli ecosistemi marini e costieri.</p>
<p>Ecco perché, nonostante sia una buona risposta alla scarsità d’acqua, anche in Italia, permangono reticenze circa la possibilità di costruzione di questi impianti, soprattutto nel rispetto della nuova <strong>legge Salvamare</strong> che rende più difficile ottenere le autorizzazioni.</p>
<p>È quindi urgente trovare il modo di impiegare questa tecnologia attraverso l’uso di <strong>energia pulita</strong> e di un <strong>approccio circolare</strong> e la ricerca ha portato Sodai ad ottimi risultati in questo senso!</p>
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		<title>Si possono “riciclare” le acque reflue?</title>
		<link>https://www.sodai.com/it/si-possono-riciclare-le-acque-reflue/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 08:45:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’obiettivo posto a livello mondiale per garantire la salvaguardia ambientale è quello di creare un sistema che si possa rigenerare da solo, riducendo il più possibile lo spreco delle risorse naturali. Un sistema dove la regola fondamentale è che nulla va sprecato, a cominciare dall’acqua: un bene che deve essere salvaguardato. In Italia vengono prodotti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo posto a livello mondiale per garantire la salvaguardia ambientale è quello di creare un <strong>sistema che si possa rigenerare da solo</strong>, riducendo il più possibile lo spreco delle risorse naturali. Un sistema dove la regola fondamentale è che nulla va sprecato, <strong>a cominciare dall’acqua</strong>: un bene che deve essere salvaguardato.</p>
<p>In Italia vengono prodotti <strong>9 miliardi di metri cubi</strong> di acque reflue. Di queste solo il <strong>5% </strong>viene recuperato. Si finisce così per sprecare più di <strong>8 miliardi di metri cubi</strong> di acqua che potrebbe essere impiegata per altri usi. Sulla nostra penisola sono stati realizzati <strong>18.140 impianti di depurazione</strong>, dei quali meno della metà è dotata di impianti per il trattamento avanzato delle acque, che ne permettano quindi il riuso.</p>
<p>A fronte di questa necessità di riciclo e dell’emergenza idrica, l’Unione europea detta prescrizioni minime per il <strong>riutilizzo delle acque</strong> attraverso il <strong>Regolamento UE 741/2020</strong>. Una misura approvata di recente e in gran fretta, per rispondere al repentino calo delle risorse idriche che interessa molti Paesi membri dell’UE. È lo stesso Regolamento a parlare di <strong>economia circolare</strong> in rapporto all’acqua e al recupero dei nutrienti dalle acque depurate, dando requisiti di qualità minimi per le acque reflue urbane, in modo da consentirne il riuso con riguardo alla tutela delle persone e dell’ambiente.</p>
<p>D’altro lato occorre considerare che la depurazione dell’acqua è una <strong>pratica dispendiosa</strong>, ma per certi aspetti risulta essere meno costosa rispetto ad altri trattamenti volti all’ottenimento di acqua utilizzabile per scopi umani o industriali, quali la desalinizzazione.</p>
<p>Come funziona quindi un impianto di depurazione?</p>
<p>Innanzitutto, la necessità di depurazione delle acque nasce dalla valutazione circa il notevole consumo di acqua da parte delle attività produttive e domestiche, che sono le principali cause di aumento delle acque reflue. È necessario quindi <strong>ripristinare l’equilibrio naturale</strong> attraverso impianti di depurazione e reti fognarie adeguate che mantengano la nostra acqua corrente pulita.</p>
<p>Il processo di depurazione prevede che le acque reflue vengano raccolte dalle reti fognarie e convogliate negli impianti dedicati. Iniziano poi le fasi di trattamento:</p>
<ol>
<li><strong>grigliatura</strong>: che serve a rimuovere materiali grezzi, come pezzi di platica, legno, sassi; il grigliato viene poi lavato, pressato e portato in discarica;</li>
<li><strong>dissabbiatura disoleatura</strong>: fase in cui di separano le sabbie per sedimentazione naturale, mentre oli e grassi salgono in superficie mediante insufflazione di aria;</li>
<li><strong>vasca di sedimentazione primaria</strong>: dove avviene la separazione dei solidi sedimentabili grazie alla gravità. I solidi che si adagiano sul fondo vengono raschiati e spinti nelle tramogge di raccolta, per poi essere prelevati e inviati ai trattamenti successivi;</li>
<li><strong>vasca a fanghi attivi</strong>: dove avviene l’eliminazione delle sostanze disciolte e dei solidi sospesi, grazie all’azione metabolica di microrganismi che generano fiocchi di fango;</li>
<li><strong>sedimentazione finale</strong>: fase in cui si separano i fiocchi di fango dalla miscela aerata tramite sedimentazione. Sul fondo della vasca un raschiatore raccoglie i sedimenti per mandarne una parte nuovamente nella vasca di aerazione, l’altra viene inviata al trattamento successivo;</li>
<li>l’acqua che esce dalla sedimentazione finale può dirsi pulita e quindi restituita al <strong>corso d’acqua superficiale</strong>.</li>
</ol>
<p>Oltre ai processi meccanici e biologici sono necessari altri trattamenti che limitino componenti come azoto e fosforo nello scarico finale, sostanze che possono portare problemi di ipertrofia in fiumi e laghi. In conclusione, la depurazione permette concretamente di aiutare l’acqua a rigenerarsi, in quanto <strong>“riciclando” le acque reflue</strong> aiuta la risorsa idrica a tornare pulita.</p>
<p>Anche SODAI offre tra i suoi servizi lo studio, la progettazione e la realizzazione di impianti di depurazione. La nostra Mission Water ha a cuore il confronto attivo e costante con l’ambiente, volto a perseguire lo spirito green che permea le radici della nostra realtà aziendale.</p>
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		<title>Nuovi batteri nelle acque: colpa dei ghiacciai in fusione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 12:07:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi climatica e le alte temperature aumentano il problema dello scioglimento dei ghiacciai, dai quali fuoriescono micro-forme di vita dal passato. Le stime parlano di centinaia di migliaia di tonnellate di batteri che con le acque di scioglimento dei ghiacciai si riversano nei corsi d’acqua. Il problema: alcuni batteri sono più nocivi di altri. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>crisi climatica</strong> e le alte temperature aumentano il problema dello <strong>scioglimento dei ghiacciai</strong>, dai quali fuoriescono micro-forme di vita dal passato. Le stime parlano di centinaia di migliaia di tonnellate di batteri che con le acque di scioglimento dei ghiacciai si riversano nei corsi d’acqua. Il problema: alcuni batteri sono più nocivi di altri.</p>
<p>Nella calotta glaciale della Groenlandia proliferano <strong>decine di migliaia di microrganismi</strong>, buona parte di questi sono batteri che finiranno in fiumi, laghi, fiordi e mari arricchendo o contaminando i loro nuovi habitat.</p>
<p>Alcuni di questi organismi hanno <strong>effetti positivi</strong>, come la capacità di fertilizzare gli ecosistemi o possono essere usati per estrarre molecole utili all’uomo. Tuttavia, tra questi potrebbero nascondersi <strong>agenti patogeni</strong> da monitorare e a cui prestare attenzione, perché pericolosi per l’uomo.</p>
<p>Queste sono le ipotesi sottolineate da uno <strong>studio</strong> dell’<strong>Università di Aberystwyth del Regno Unito </strong>e dell’<strong>University Centre delle Svalbard</strong>, pubblicata sul <strong>Nature Communications Earth &amp; Environment. </strong>Lo studio mostra come il rischio di contaminazione sia alto e concreto. I ricercatori hanno infatti analizzato l&#8217;acqua di fusione di otto ghiacciai in Europa e Nord America e di due siti della calotta di ghiaccio della Groenlandia, arrivando a definire i ghiacciai come veri e propri ecosistemi e non solo come grandi riserve d’acqua.</p>
<p>Dal campione studiato è emersa un’alta concentrazione di microrganismi. Secondo le stime, <strong>nei prossimi 80 anni oltre 100 mila tonnellate di batteri </strong>potrebbero riversarsi nell’ambiente. Il numero dipende, ovviamente, dalla velocità con cui si scioglieranno i ghiacciai e da quanto continueremo a inquinare e riscaldare il pianeta.</p>
<p>Questa quantità è stata calcolata considerando uno scenario di <strong>riscaldamento moderato</strong>, ossia un incremento delle <strong>temperature medie globali di 2-3 °C entro il 2100</strong>.</p>
<p>Sempre secondo i ricercatori, batteri e alghe nelle acque di fusione dei ghiacciai potrebbero immettere nei corsi d&#8217;acqua una media di <strong>650.000 tonnellate di carbonio nei prossimi 80 anni</strong> e questo solo nell&#8217;emisfero nord, escludendo la regione himalayana che non è stata presa in considerazione nello studio. Mentre, se tagliassimo le emissioni di CO2 e rallentassimo questa fusione, anche la massa di microrganismi tornati liberi <strong>diminuirebbe di circa un terzo</strong>.</p>
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